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Il segretario generale della Nato ha indicato le basi italiane tra le piattaforme di partenza delle missioni statunitensi nell’operazione Epic Fury. Il tema tocca direttamente il ruolo dell’Italia nelle infrastrutture militari alleate e il rapporto tra Roma, Washington e Alleanza atlantica. Sullo sfondo restano gli effetti della crisi con l’Iran e le possibili ricadute politiche e di sicurezza sul territorio nazionale.
Di Giacomo Rossi
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Il fatto Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha detto che 500 aerei statunitensi sono decollati da basi in Italia per supportare l’operazione Epic Fury. La dichiarazione colloca l’Italia tra gli snodi logistici usati dagli alleati nelle attività militari legate alla crisi in Iran.
Chi e` coinvolto in Italia Il quadro riguarda le autorità italiane competenti per l’uso delle infrastrutture militari, insieme alle forze statunitensi presenti sul territorio e al comando Nato. In primo piano ci sono le basi italiane impiegate come piattaforme operative, con un coinvolgimento che chiama in causa i rapporti tra Governo, vertici della difesa e alleati.
Che cosa cambia Per l’Italia il punto non è solo diplomatico: l’uso delle basi conferma il peso del Paese nelle operazioni Nato e statunitensi nel Mediterraneo allargato. Restano centrali i profili di sicurezza, gestione delle installazioni e tenuta del coordinamento istituzionale, mentre sul piano politico la vicenda può riaprire il confronto interno sul ruolo dell’Italia nelle crisi internazionali.
Le prossime tappe Nei prossimi giorni sarà decisivo capire se arriveranno chiarimenti ufficiali su portata, durata e quadro autorizzativo dell’impiego delle basi italiane. Resta inoltre da vedere se la vicenda produrrà comunicazioni del governo o passaggi in sede parlamentare.
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