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Di Redazione
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Mosca ha respinto il piano di pace di cui aveva parlato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Secondo quanto riferito, la proposta includeva una zona economica franca nell’Ucraina orientale, amministrata da Paesi terzi come area cuscinetto. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov l’ha giudicata inaccettabile, sostenendo che il Donbass faccia parte della Russia e non possa essere affidato a un’amministrazione esterna.
Nello stesso contesto, John Ratcliffe, direttore della Central Intelligence Agency (Cia), l’agenzia di intelligence statunitense per le attività estere, è arrivato a Mosca per una visita di poche ore. Non sono stati resi pubblici né l’agenda né gli interlocutori dei colloqui. Donald Trump ha descritto la missione come «semi-routine», affermando che gli Stati Uniti lavorano per porre fine alla guerra e negando che il viaggio fosse connesso a un’imminente escalation russa.
La visita avviene mentre i combattimenti proseguono. Le fonti riportano attacchi russi contro Kiev, Kharkiv, Zaporizhzhia e Dnipro e un attacco ucraino nella regione russa di Krasnodar; non emergono però elementi pubblici che colleghino direttamente questi episodi alla missione del direttore della Cia.
A Mosca era presente anche Paul Richard Gallagher, responsabile vaticano per i Rapporti con gli Stati e le organizzazioni internazionali. Dopo l’incontro con il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, Gallagher ha indicato punti di convergenza sulle questioni umanitarie, tra cui prigionieri, civili detenuti, persone scomparse e ricongiungimenti familiari.
Il doppio canale statunitense e vaticano segnala che i contatti diplomatici restano aperti, ma non costituisce di per sé un’indicazione di un negoziato vicino. Il rifiuto russo della proposta sul Donbass conferma la distanza sulle questioni territoriali, il nodo centrale di qualsiasi possibile intesa tra Mosca e Kiev.
Resta inoltre aperto il significato della missione di Ratcliffe: Washington non ha fornito dettagli e le informazioni sugli incontri restano limitate. La visita mostra tuttavia che Stati Uniti e Russia mantengono canali diretti anche in una fase di persistente pressione militare sul terreno.
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